Con il Critico d'arte Mussa - 1977

Domenico Palamara è nato a Napoli il 15 dicembre 1927.

Studia al liceo classico. Si avvicina al mondo dell’arte da autodidatta, artista poliedrico, impegnato in diversi settori dell’arte e della comunicazione (realizzazione di opere per enti pubblici, progettazione ed esecuzione di spazi espositivi, scenografie, allestimento di  mostre, costruzione di plastici, vignettista, grafico pubblicitario). Inizia ad esporre al principio degli anni 60, anche se le sue opere sono da tempo note ai collezionisti sia in Italia che all’estero e fanno parte di prestigiose collezioni private. Dal 1943 al 1946 è al servizio del governo degli Stati Uniti nei reparti investigativi dell’U.S Air Force. Ininterrottamente  dal 1946 al 1982 opera presso la sede di Napoli della United States Information Agency, dove svolge attività di divulgazione e di elaborazione di  ciò che  poteva fornire all’Italia un modello concreto della democrazia americana attraverso tutti i campi del sapere dallo scientifico, all’artistico dal tecnologico alla ricerca nei diversi settori. Per tale impegno, riceve alti riconoscimenti sul suo operato da illustri personaggi del mondo della cultura e della politica (Richard Nixon), dall’Unione Europea e da Università ed istituti di fama internazionale.  E’ impegnato artisticamente soprattutto nel trentennio 1960/1980. Ha partecipato alla vita artistica nazionale (fiere d’arte di Bari e Bologna) ed internazionale. Ha partecipato negli anni ’70 a mostre a Basilea e Novisad, e una sua opera viene esposta a Philadelphia nel- Museum of the Philadelphia Civic Center.

 A conferenze e dibattiti pubblici si aggiungono performance, installazioni e mostre personali e collettive a Ferrara, Roma, Mantova, Napoli.  Menzionato per la sua attività, da critici  quali Filiberto Menna, Gregorio Scalise, Gino Grassi, Tony Toniato, Vito La Piana, Giorgio Cortenova, Vivien Smith ed altri,  ha anticipato e percorso tutto l’arco delle esperienze visive di quell'epoca passando dalla produzione naturalistica mai oleografica e convenzionale all'informale, dal concettuale alla nuova pittura, dalla transavanguardia, alla body art. Ha creato il nuovo costruttivismo ed è  intervenuto  polemicamente sui meccanismi e sui linguaggi che regolano l’arte contemporanea. L’intervento alla biennale di Venezia del 1980, ha concluso la sua attività pubblica. In quegli stessi anni si è occupato anche di grafica pubblicitaria.

L’indagine artistica che Palamara effettua si svolge soprattutto nel campo della trasmissione del pensiero umano con lo strumento  del linguaggio, rafforzato, a volte, da simboli la cui funzione primaria è quella di stimolare l’attenzione dell’osservatore, allenato, per tradizione, più alla ricezione del messaggio artistico attraverso la sua forma estetica, che alla lettura del suo significato e, quindi, alla vera e propria comunicazione di pensiero. Senza nulla togliere al dato estetico, Palamara svolge tale operazione mediante la trascrizione (con l’invenzione di un suo particolare codice grafico) del pensiero di illustri autori (Lucrezio, Confucio, Vico, Tagore, Einstein, Brecht, …) a ricordo della funzione storica del linguaggio e della sua potenzialità innovatrice.

 “Con Domenico Palamara l’ordine dello spazio figurativo è stabilito da un equilibrio di tensioni oggettive e simboliche. La cadenza misurata di ogni elemento della sua opera gravita in un’orbita al cui incrocio tendono infinite forze, energie contratte ed espanse in un rapporto di misteriosa equivalenza. I valori dimensionali rappresentano, infatti, i termini della sua ottica essenziale attraverso proporzioni e asimmetrie, equilibri instabili di un’emergenza lirica di rilevante purezza formale. Egli tende così alla visione assoluta del vuoto o se si vuole alle leggi di una cosmografia elementare, in cui anche il significato simbolico delle sue forme o della stessa dinamica luce-ombra, si risolve in una suggestiva rarefazione, nell’equilibrio esatto ed imponderabile di ogni contrario. In questo processo di apparizioni, di fenomeni insieme arcani e semplici, mira ad oggettivare le forme pure della sua intensa immaginazione.” (Toni Toniato)

“Storia di “teoremi matematici” quella di Palamara, nello spazio senza tempo, né respiro, tra luce ed ombra, vuoti e piani improbabili, scaturiti forse da non dimenticate voragini o da non dimenticate obsolescenze […]” (Giorgio Cortenova)

“In lui e nel suo lavoro permangono margini evidenti di “vissuto”. Nelle sue ricerche si stabilisce, appunto, un rapporto netto tra l’organico e il mentale, tra il naturale e l’artificiale” (Vivien Smith)

Domenico Palamara vive attualmente a Napoli dove continua a dedicarsi ad opere che invitano alla riflessione sul valore meno materialistico e più spirituale dell’arte, sempre coerente con la sua battaglia contro la mercificazione del prodotto artistico.